I miei cinque cerchi di Cortina: cala il sipario

«Si spengono le insegne di quell’ultimo caffè»… recitava Modugno nell’Uomo in Frac. Oggi, a Cortina, si percepiva un po’ quella malinconica canzone, i titoli di coda, la fine di una vacanza, la nostalgia. Qualche giorno fa ho avuto il privilegio di essere lassù come relatore durante le Olimpiadi e oggi ci sono tornato alle Paralimpiadi, due facce di una stessa medaglia fatta di emozioni, di unione tra i popoli, di competizione ma anche di fair play, come quell’indimenticabile gesto delle rivali inginocchiate davanti a Federica Brignone. A Casa Veneto ho riportato i miei sentieri tra le Colline, questa volta raccontando il percorso accessibile dei due castelli di Susegana. Insieme a me Marina Montedoro, Davide Giazzon, Mara Nemela e altri relatori che hanno portato ciascuno l’esperienza di accessibilità sulle spiagge dei litorali veneti, della stessa complicatissima città di Venezia ma anche della montagna apparentemente inespugnabile. Perché volendo le barriere si possono abbattere e gli atleti paralimpici ci ricordano che il limite non è nel corpo ma nello sguardo di chi guarda. “Le destinazioni venete accessibili” era infatti il tema a noi riservato nel meraviglioso scenario della Perla delle Dolomiti, moderato da Daniele Marcassa che ha poi passato il microfono a Giuliano Vantaggi e a Paola Roma della Regione Veneto. Un momento di emozione nel rivedere don Ivano Brambilla, parroco di Cortina, con cui ho condiviso le scuole superiori, ci siamo abbracciati dopo tantissimi anni. Uscendo ho guardato ancora quel braciere contornato dalle più belle cime del mondo e intanto sfumavano le note di Modugno… adieu, adieu, Cortina!