Il CD del vento

Oggi, camminando in un sentiero, ho notato un bagliore che proveniva da terra, un contrasto tra blu cobalto e verde fosforescente. Una libellula morta. L’ho raccolta e sono rimasto impressionato dalla bellezza dei suoi colori. Mi sono spostato all’ombra di un albero e le tonalità si sono spente, poi sono tornato al sole e la vivacità cromatica era ritornata. Non avevo mai preso in mano una simile creatura, così leggera eppure capace di volare anche con il vento più forte. L’uomo non è mai riuscito a creare un drone così piccolo in grado di contrastare ogni avversità meteo e nemmeno i carrozzieri più quotati riescono a ricreare tonalità di colore di questo effetto sulle automobili. Incuriosito, ho scoperto che quei colori non derivano da pigmenti e nemmeno da una luce chimica come accade nelle lucciole. Si tratta di quello che viene chiamato “colore strutturale”. La superficie della libellula è formata da nanostrutture che agiscono come minuscoli specchi (provate a zoomare sulle ali) e interagiscono con la luce solare, esaltando alcune frequenze luminose e attenuandone altre. A questo si aggiunge l’iridescenza, che fa variare colori e intensità a seconda della luce e dell’angolo di osservazione. In sostanza è il medesimo principio che fa brillare il dorso di un CD al sole. Solo che questa creatura può volare, dove la porta il vento.