Il Gor della Cuna

Punto di partenza e arrivo: Farra di Soligo, bivio tra via Faverei e via San Nicolò

Tempo di percorrenza: 3h

Aumento di quota D+: m 410

Distanza: km 8

Grado di difficoltà: E

 

La Casetta del Vanal, la cascatella del Gor de la Cuna, le Colline Patrimonio dell’Umanità e l’ombra delle tre torri di Credazzo che si riflette sui ripidi pendii delle vigne eroiche. Ci sono tutti gli ingredienti per un racconto di storia medievale in questo anello che fa parte dei 40 sentieri dell’Unesco. Natura, storia e tanto trekking in una delle zone più belle della terra del Conegliano e Valdobbiadene. A partire da Farra di Soligo si segue il sentiero n.3 lungo la destra orografica del Rui Stort, camminando in un ambiente suggestivo tra alte pareti di conglomerato. Si raggiunge la cascatella del Gor della Cuna, splendido esempio di erosione naturale ed in seguito la fiabesca “Casetta” in località Vanal. Tramite il percorso Alpino n.4 si segue un tratto del Sentiero delle Vedette (qui coincidente con il Cammino delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene) in direzione est passando per la forcella Xocco, il Pian Serafin, le Colesie e Col Vinal, quindi subito dopo Forcella San Martino si scende tra i vigneti sul Sentiero delle Crepe lungo un tracciato decisamente escursionistico. Aggirato il Col della Porchera (raggiungibile con una breve deviazione), si chiude l’anello nuovamente a Farra di Soligo.

L’itinerario è raccontato nel libro “Alla scoperta delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene”.

Link traccia GPS: https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/il-gor-de-la-cuna-160062544

 

Curiosità:

La fascia di piccole colline tra Soligo e Col San Martino, composte dal Colle di San Gallo, La Porchera, Colle di San Giorgio e San Vigilio, è chiamata “linea dei castellieri”, in quanto si hanno notizie di insediamenti umani risalenti all’età del bronzo, come testimoniato da ritrovamenti sporadici di ceramica proprio sulle sommità. Essendo le prime colline ad affacciarsi sulla pianura, esse hanno rappresentato per secoli punti di osservazione strategici utilizzati fino alle fasi più conosciute del periodo longobardo e medievale.