Il Sentiero 950 al Faverghera

QUANDO LO SFORZO È RIPAGATO DAI PANORAMI

Tempo di percorrenza: 5 h 30’

Aumento di quota D+: 1162 m

Distanza: 11,8 km

Grado di difficoltà: E

Lunghissimo, eterno, maledettamente spaccagambe. Il sentiero n. 950 che da Lastra di Santa Croce del Lago sale ai crinali del Monte Faverghera, nel settore nordorientale del Visentin, è fatto apposta per chi vuole mettere alla prova il proprio fisico. Oltre mille metri di dislivello senza un tratto pianeggiante, ma lo sforzo passa in secondo piano quando, voltandosi indietro, appare in tutta la sua bellezza l’anfiteatro dell’Alpago con il Lago di Santa Croce color verde smeraldo. La discesa avviene lungo il Troi del Verdil, che prende il nome dagli antichi prati di sfalcio un tempo frequentati dai pastori del Fadalto. Dal libro “Riscoprire le Prealpi Trevigiane”.

L’ITINERARIO

Da Sella di Fadalto ci dirigiamo verso il ristorante La Baita e scendiamo lungo un viottolo fino a un bel capitello dedicato a Sant’Antonio, con il tetto in lastre di pietra. Seguiamo la strada di servizio che costeggia l’autostrada e poco dopo incrociamo il sentiero n. 950, proveniente da Lastra di Santa Croce del Lago. Saliamo nel bosco fino alle praterie del Pianon, percorriamo un tratto di strada forestale e deviamo a sinistra nuovamente su sentiero. La pendenza aumenta attraverso i boschi dei Bar della Pala, alternando lunghi rettilinei e tornanti senza concedere tregua. Attorno ai mille metri di quota compaiono i faggi, che ci accompagnano fino ai Pra della Pala, splendido punto panoramico sui monti dell’Alpago, il Cansiglio e il Lago di Santa Croce. Seguendo i segnavia raggiungiamo casera Favergheretta e poco dopo malga Faverghera, nei pressi della quale si trova una ghiacciaia naturale, la “giazèra”, recentemente restaurata. Percorriamo la strada delle Creste passando per il rifugio Brigata Alpina Cadore, oltre il quale deviamo a sinistra nei prati imboccando il Troi del Verdil. In una conca incontriamo i ruderi delle Casere Mognoi, un tempo utilizzate per l’alpeggio. Scendiamo lungo il margine della grande frana del Gravón del Verdillón e raggiungiamo i prati dell’Armada, dove sorgono altri ruderi. Più in basso attraversiamo i vasti prati del Verdil, un tempo preziosa risorsa per le attività agricole e pastorali. Entriamo nel bosco incontrando una Madonnina collocata nella roccia, il “Tariól”, quindi perdiamo rapidamente quota lungo tratti molto ripidi fino a una strada forestale che conduce alle porte di Caloniche. Deviamo a sinistra verso il borghetto di Brigola e chiudiamo l’anello a Sella di Fadalto.

DA SAPERE

Gli anziani di Santa Croce del Lago e di Lastra chiamano il sentiero n. 950 “ludèr”, un nome che racconta un’antica attività della montagna. Secondo uno studio dei linguisti John Bassett Trumper e Giovanni Tomasi, che riprende anche le ricerche di Giovan Battista Pellegrini, il termine indica un canale naturale privo di ostacoli utilizzato per far scendere a valle l’erba tagliata. Una definizione che trova riscontro proprio nelle caratteristiche del sentiero n. 950, costruito con lunghi tratti rettilinei e pendenze costanti, adatte alla discesa delle slitte cariche di fieno, chiamate “lióda”, conosciute altrove anche come “mussa”, “mussalegn”, “slodola”, “lonzir”, “sdolzia”, “slolzia”, “caròza” e molto altro ancora. L’origine del termine sarebbe preromana, con possibili radici celtiche, ma esiste anche un’altra ipotesi. La Treccani documenta infatti il termine dialettale “ludro”, influenzato dal tedesco “Luder”, ossia “carogna”, mentre Alfredo Panzini riporta la variante veneta “luder”, con il significato di birbante o mascalzone. È un’interpretazione alternativa, meno convincente sul piano toponomastico, ma che potrebbe richiamare la durezza di questa interminabile salita.

Traccia GPS: https://loc.wiki/t/295281307?wa=sc