La mulattiera del Merlo
Una mulattiera interamente lastricata, simbolo del sudore dei “merlotti”, scrive Eugenio Campana nel suo ultimo libro. Parte dalla sua frazione natale, Merlo, poco prima della svolta di Carpanè, legata a San Nazario ma da sempre gelosa della propria autonomia. «Tutto era di Merlo» racconta «la chiesetta del Merlo, l’osteria del Merlo, la scuola, la bottega, perfino la gente di Merlo. La valle stessa porta il suo nome. E gli abitanti preferivano unirsi alla processione di San Rocco da Campolongo, attraversando il Brenta con la barca dei Giolai, pur di non dipendere dal capoluogo».
La strada sale decisa, passa per la Galleria di Angelo con la sua ardita scaletta di accesso, poi si infila nella valle sotto imponenti terrazzamenti che sono il marchio della Val Brenta e del suo tabacco. Tocca la Sengia Larga, serpeggia agli Stretti, quelli della foto, si allunga verso il Praeto che ricorda antiche radure oggi riconquistate dal bosco, quindi raggiunge il Colle del Merlo con quella vista che da sola vale la fatica. Chi ha gamba prosegue verso l’intersezione per Praventore, simbolo di rinascita dei borghi abbandonati. Poi le scalette, una sequenza di tornanti sostenuti da muri a secco spettacolari, le dediche al Ferrari e ad Afro, il filo a sbalzo dei Campana, le Laste Rosse che aprono una pagina di colore geologico, fino al Col Marcioro che segna il termine ufficiale della mulattiera. Da lì però si apre un altro mondo.
Solo dopo si scopre che questa strada nacque durante la Grande Guerra. Fu realizzata come nervatura di una quarta linea difensiva allestita lungo la Val Brenta per sostenere la prima linea della Grottella. Un’opera militare pensata per collegare trincee, osservatori d’artiglieria e postazioni, perfino le camere di mina ai Tre Pozzi pronte a interrompere la comunicazione in caso di sfondamento. Non venne mai coinvolta direttamente in combattimenti importanti, perché il fronte rimase più in alto, ma il 15 giugno 1918 i nuclei d’assalto ungheresi giunsero al Col Moschin minacciando l’aggiramento dall’alto e per alcune ore si temette il peggio, con un ripiegamento ordinato poi rientrato il giorno successivo.
Oggi la percorriamo lungo il segnavia 936 senza pensare troppo a quei giorni, immersi nei panorami dei Colli Alti e nel silenzio dei boschi. Eppure ogni lastra racconta fatica e ogni muro a secco custodisce una storia. Salite sulla mulattiera del Merlo, c’è storia, tanta.
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Itinerario n.22 del libro Riscoprire il Monte Grappa
Tempo di percorrenza: 6h, Aumento di quota D+: m 1154, Distanza: km 11,8, Grado di difficoltà: E
