Le tracce umili della montagna
“Buaza, bugaza, boassa, buassa, sboaza…” ogni valle ha il suo termine per indicare quella cosa che fa arricciare il naso e che, sui sentieri, evitiamo con un rapido balzo all’ultimo momento. Fotografiamo vette, laghetti, malghe, fiori e animali, ma lei mai: è un tabù. Eppure, dietro a questa torta marrone lasciata dalle vacche al pascolo, c’è un mondo fatto di fatica e di antichi saperi. Da sempre prezioso fertilizzante, nutre orti e campi coltivati e, nei mesi freddi, sprigiona calore proteggendo il suolo dal gelo. Un tempo, la usavano addirittura per tappare le fessure sui muri delle stalle, me lo raccontò un malgaro, oggi anziano, che ricorda inverni rigidi superati con questo materiale povero. Nel resto del mondo è usata per scaldare, costruire, persino per celebrare rituali. Onore quindi a questa umile traccia, e se capita di pestarla nessun problema: porta fortuna e soldi, tanti soldi! La montagna è anche questo.
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nella foto: un "esemplare" sul Col Campeggia davanti all'Asolone - Monte Grappa