Quelli che non lasciano morire i sentieri

Quando Igino e Pierluigi mi hanno portato nell’Antro della Croda Negra ho capito subito che erano due camminatori di razza, di quelli che appartengono a una schiera sempre più rara: poche chiacchiere e fatti. Con loro ho scoperto un lato nascosto di quelle cime che raggiungono con il loro simpatico quanto eloquente “su pai Loff”. Il legame di Igino e Pierluigi con la valle di Cison passa anche dal recupero di ciò che stava andando perduto. In queste settimane stanno esplorando e riportando alla luce vecchi tracciati ormai in disuso, sentieri durissimi e verticali che raccontano un modo antico di muoversi tra le vette. Tra questi il Troi del Capelan, il Troi della Madonnina del CAI, la Cengia del Cul dea Caliera, percorsi di estrema difficoltà, privi di segnaletica continua e riservati a escursionisti molto esperti. Non sono itinerari da proporre a un pubblico allargato, ma testimonianze che meritano di essere ricordate. Tagliano rovi, mettono segnavia, riaprono sentieri chiusi dopo Vaia, senza chiedere nulla. Per questo ho voluto dedicare a loro queste righe, oggi sul Gazzettino di Treviso.