Il giorno in cui cadono i giganti

Il vento di föhn, che ha soffiato forte su tutto il Veneto e sull’alta Italia in questa settimana, mi ha fatto tornare in mente un evento di qualche anno fa. Il 3 agosto 2014, lungo la strada del Madean sopra Combai, cadde il Faggio di Collié. Le radici cedettero e in pochi secondi si chiuse una storia durata secoli. Era segnato anche nelle antiche mappe, un riferimento per tutti, “il papà di tutti”. A farmelo conoscere era stato Michele Pagos, uno dei miei più bravi consulenti di storia locale. Era molto legato a quell’albero, me ne parlava con il sorriso, lo considerava un simbolo tanto da aver promosso anche una messa il 17 agosto 2013 all’ombra della sua chioma, giusto un anno prima. Pagos ci ha salutati anche lui, ma mi resta ciò che mi aveva trasmesso. Quello di Collié non è un caso isolato. Mi viene in mente anche il faggio di Casera Tomìo “Murèr” in località Prà de Bòsc a Revine Lago, oppure il Bagolaro de Minchet sotto il Moncader di Col San Martino, il Tiglio di Buzzati sopra San Pietro in Tuba a Limana, il rovere di Madonna della Rocca a Cornuda. Quando uno di questi alberi crolla, non cade solo un albero, se ne va un pezzo della nostra storia.