Quel segreto del forziere pieno di denaro
Cosa c’entra un’àncora con un forziere? Leggete e capirete.
Tra le tante storie emerse nel mio recente articolo sul Fadalto, ce n’è una che forse è passata un po’ sottotono: quella del forziere di monete lasciato – o forse sottratto – da una guarnigione austroungarica nell’Ottocento, proprio nell’osteria di Pié di Fadalto, dove un tempo funzionava il traghetto sul Lago Morto, attivo quando le frane interrompevano la Strada Regia.
A raccontarla, agli inizi del Novecento, fu Teresa Balbinot, che riportava quanto appreso dagli anziani: gli austriaci si sarebbero fermati nella locanda – forse alzando un po’ troppo il gomito – e qualcuno, si dice, ne avrebbe approfittato per "alleggerirli" del forziere. Altro che dimenticato!
Con quel denaro, secondo la tradizione, Antonio Balbinot, detto Tona Tonei Brigola, acquistò i terreni e costruì a metà Ottocento le prime case del borghetto che da lui prese il nome: Borgo Brigola.
Una vicenda che studiai molti anni fa, con ricerche all’Archivio di Stato di Treviso, la testimonianza di Orlando Beltramin – che oggi non c’è più – e un servizio della RAI girato proprio sul posto.
Oggi, grazie alla testimonianza raccolta da Giacomo Mognol tramite il cugino Ernesto, si aggiunge un riscontro importante: l’osteria si trovava alla fine del borgo, verso il lago, dove oggi restano le ultime case, e la storia del forziere coincide con quella riportata da Teresa.
Qualche anno fa, durante una ricognizione sul vecchio tracciato della Strada Regia di Alemagna, arrivai a Borgo Piccin. Parlando con alcuni residenti del traghetto, uno di loro mi disse: “io custodisco l’àncora dell’ultimo traghetto del Lago Morto”. È proprio quella che vedete nella foto: un simbolo fisico di questa vicenda, che mi aveva entusiasmato anni fa e che, ogni volta che metto piede sul Fadalto, riemerge, potentissima. Come il forziere.