Il codice segreto tra le torri
Mi aveva già incuriosito anni fa il fatto che molte torri medievali delle nostre Prealpi si traguardassero tra loro per scambiarsi segnali ottici e luminosi. Un esempio evidente è la Torre di Tovena, allineata con la chiesa di San Michele sulla collina di Gai dove un tempo esisteva un fortilizio e da qui verso la Torre di Re Madruc a Serravalle. Per un po’ questa osservazione è rimasta in sospeso, poi è tornata centrale quando ho iniziato a studiare la Casamatta a bordo lago di Santa Croce per il prossimo libro sulle Prealpi Bellunesi. Da lì si intuisce una possibile continuità tra Castelin di Vich, Sant’Andrea in Monte a Soverzene, Castellavazzo e oltre. Non si trattava solo di segnali elementari "si" o "no", acceso o spento, ma della possibilità di trasmettere anche messaggi articolati con un sistema basato su combinazioni semplici che per logica è molto vicino a ciò che oggi definiamo codice binario. Mancava ancora un tassello importante, la Torre del San Boldo, che sono riuscito a localizzare di recente grazie alla disponibilità del proprietario del terreno. Da qui è nata una riflessione condivisa con studiosi come Antonio Salvador, Augusto Modolo e Giovanni Tomasi - che ringrazio - e sono emerse connessioni che rimandano alle radici greche e poi romane di questi sistemi. Ho raccolto tutto in un articolo oggi pubblicato sul Gazzettino di Treviso.
