La fossa del cuore nei ricordi di Popi Frison

Nelle Prealpi Bellunesi e Trevigiane le chiamano lame e pose a seconda della zona, sul Grappa fosse, ad Asiago hulbe, in Trentino maseroni, in Friuli pòce. Tanti nomi diversi per la stessa cosa: pozze d’alpeggio nate per raccogliere quanta più acqua possibile in terreni carsici dove l’acqua non resta in superficie. Nelle ultime settimane ho approfondito questo tema grazie a tanti amici: Michele Cassol e Cesare Lasen mi hanno aiutato a capire le specie animali che qui trovano rifugio come il tritone crestato o l’ululone dal ventre giallo, Gino Lucchetta mi ha raccontato il progetto europeo “Sistema Aurora”, Tarcisio Ziliotto mi ha indicato le fosse del Monte Grappa, Serena Turrin mi ha spiegato il senso delle piante nitrofile, la Federazione Italiana Escursionismo mi ha introdotto agli strani nomi cimbri, Angelo Zanotto mi ha parlato delle pose di Pian di Farnè e del Cesen, Mariano Lio mi ha riportato la memoria della “laguna” di Milies, Giancarlo Segat di Fais mi ha raccontato dell’area sud del Visentin, Mario Magagnin “Mattiol” mi ha svelato il termine lavagol, usato esclusivamente tra San Boldo e Tovena. E Benito Segat ci racconta quando la lama andava in «tombola». Ne è uscita una pagina nel Gazzettino di oggi. Ma c’è una cosa che mi ha colpito: Popi Frison, che mi aveva dato informazioni sulle fosse del Vicentino, dopo aver letto l’articolo, mi ha scritto che quella a forma di cuore che vedete pubblicata, in alta Val di Poise, ha per lui un significato enorme, legato al ricordo di suo fratello Andrea scomparso sei anni fa. Un intreccio di storie e sentimenti che fanno pensare.